Bianco

“Do not fear mistakes – there are none. ”

“Non aver paura degli errori – non esistono”

― Miles Davis

 

 

Ci sono abitudini alimentari che osano travalicare i confini e diventano patrimonio comune di culture diverse. Il labneh è uno di questi, familiare a Arabi ed Ebrei israeliani. E’ simile a uno yoghurt denso, ma diventa un formaggio quando lo si condisce e spicca tra le decine di piccoli piatti, le mezzeh, che costituiscono la prima colazione israeliana. E per gli Israeliani, la colazione è il pasto più importante della giornata. Fare colazione con cornetto e cappuccino non è la norma. Ma ovunque , in casa (quando c’è tempo) come al bar, trionfano il lebneh e le mezzeh, accompagnate da pita fresche.

Nel suo libro “The Book of New Israeli Food” Janna Gur spiega che ” l’origine di questo fenomeno è proletaria : i lavoratori dei kibbutz  che iniziavano la loro giornata nei campi prima delle sette la mattina si  riunivano nella sala da pranzo comune per un colazione a base di prodotti freschi, qualunque fossero, ciò che era a portata di mano . “Questo che iniziò da una necessità  umile è diventato un rito nazionale, quando i primi alberghi di lusso trasformarono la colazione dei kibbutz  in ” buffet sontuosi ” nel 1950″ .

Marmellate fatte in casa, panini alla cannella, cetrioli e cipolline sottaceto, hummus (la crema di ceci, altro piatto tradizionale di tutto il Medio Oriente), insalate di pomodori, cipolle, carote, cavolo rosso, ridotti a piccolissimi cubetti. Olive, crema di melanzane, pezzettini di tonno sott’olio, feta tagliata a cubetti, e labneh condito in mille modi: con menta fresca, semi di papavero, pepe o peperoncino, semi di sesamo, coriandolo, aglietti freschi, erba cipollina. Ma il condimento che preferisco è il semplice olio d’oliva, sale e za’atar. E da bere caffè, succo d’arancia ma soprattutto spremuta di melagrana.  

 

 

 

 

Il labneh si può fare in casa. Non c’è niente di magico: basta mettere a sgocciolare lo yoghurt in una garza e aspettare che abbia perso il siero e sia diventato solido. E beteavon, che vuol dire buon appetito!

 

 

 

Grazie a The Jewish Daily

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