Una vita difficile

Siete turisti? Cosa venite a fare qui? Non c’è niente da vedere, è tutto uno schifo… Non visitate l’Italia! Statevene a casa vostra, che è meglio.”

Alberto Sordi e Lea Massari compiono l’intero tragitto “dalla fame nera e gelida, che lui soffre da fuggiasco sulle montagne lombarde nei giorni della Resistenza, al lusso sfrenato della dolce vita”.

“8 settembre 1943, Dongo, lago di Como; il giovane Silvio Magnozzi, partigiano giornalista, si stacca dal gruppo per rifugiarsi nel vecchio mulino del nonno di Elena, la ragazza che lo salva dai tedeschi. L’assottigliamento di un prosciutto indica il passare dei giorni, l’innamoramento dei due, ma soprattutto la scelta comoda e individuale compiuta dal nostro “eroe”.

Fine della guerra, Roma; Magnozzi continua a fare la fame lavorando come giornalista presso un giornale di opposizione, Elena ha lasciato il benessere di casa sua per seguirlo, ma a casa di Silvio “non c’è nemmeno la cucina”.

Pranzano, o meglio cercano di pranzare, nelle trattorie, a credito, come usano fare molti giornalisti o altri clienti abituali, saldando il conto a fine mese.

Ai Magnozzi non fanno più credito in trattoria e il bisogno di un piatto di pasta (“due belle fettuccine burro e sugo”) una bistecca o due uova è insormontabile, specie per lei che è già incinta. La sera del referendum, (il 2 giugno 1946 per Monarchia o Repubblica) proprio mentre vagano digiuni, vengono invitati per caso, (da un vecchio conoscente di lei) a casa dei principi Rustichelli. In attesa dei risultati viene servita, ma non consumata la cena, un enorme pasticcio di carne, spaghetti e polpettine. La disperazione dei padroni di casa di fronte al risultato fa passare la fame alla tavolata, mentre i nostri, trionfanti, brindano alla vittoria della Repubblica tuffandosi con tutta la fame che c’è nel piatto succulento, sulle note di “Fratelli d’Italia”.

Intervistato anni dopo il film di Risi, in merito ai suoi personaggi, Sordi disse: Io sono Silvio Magnozzi.

PASTICCIO DI PASTA AL RAGÙ CON POLPETTINE

500 g di pasta Mafalda del tipo lungo e largo

Per le polpettine:

400 g di polpa di manzo macinata, 1 uovo, pangrattato o mollica di pane q. b., 50 g di parmigiano grattugiato, un ciuffo di prezzemolo, latte q.b., ½ spicchio di aglio tritato.

Per il ragù:

1 cipolla dorata media, una grossa noce di burro, un bicchiere di vino rosso, 700 g di passata di pomodoro, 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro, olio extravergine d’oliva, sale e pepe.

Per la farcia:

3 zucchine, 150 g di formaggio a pasta filata a fettine, parmigiano grattugiato.

Un po’ di burro per la cottura.

Impastare il tritato con le uova, il parmigiano grattugiato, il prezzemolo, un pochino di aglio e pane bagnato nel latte (o pangrattato). Preparare le polpettine della grandezza di una nocciola. Friggerle in olio, rosolandole in modo uniforme.

Tritare finemente la cipolla. Versare in un tegame 3 cucchiai di olio ed una grossa noce di burro. Appena quest’ultimo si sarà sciolto, soffriggere la cipolla a fuoco medio. Appena inizierà a colorire, aggiungere le polpettine.

Sfumarle con il vino ed aggiungere la passata ed il concentrato di pomodoro, solo quando non si sentirà più l’odore pungente dell’alcool. Insaporire con sale e peperoncino. Cuocere a fuoco vivace per circa 30 minuti, aggiungendo poca acqua calda, quando la cottura lo richiede.

Mentre il ragù va a cottura, lavare le zucchine, eliminandone le estremità. Tagliarle a rondelle e friggerle in olio ben caldo. Salare a cottura quasi ultimata. Successivamente, lessare al dente la pasta “mafalda”, che deve avere la larghezza di una larga pappardella. Scolarla molto a dente e raffreddarla in acqua fredda salata.

Versare un paio di mestolini di ragù sul fondo di una teglia rotonda. A partire dal centro, disporre a raggiera la pasta mafalda, sovrapponendola leggermente, in modo da ricoprite tutto il fondo. Fare in modo che la pasta debordi al di fuori della teglia.

Disporre a strati il ragù, le polpettine, sistemate l’una accanto all’altra, le zucchine fritte e le fettine di formaggio. Spolverare con il parmigiano e finire con abbondante ragù. Richiudere il tutto con la pasta mafalda, lasciata precedentemente debordare.

Ricoprire con un velo di ragù e qualche fiocchetto di burro. Porre in forno preriscaldato a 180°C per 25-30 minuti.

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