Dayenu: ci sarebbe bastato

Se dopo averci fatto uscire dall’Egitto
Tu non ci avessi sostenuto con la manna,
dayenu, dayenu Adonai,
dayenu, dayenu Adonai.
Se dopo averci sostenuti con la manna
Tu non ci avessi consegnato la tua Legge,
dayenu, dayenu Adonai,
dayenu, dayenu Adonai.
Se dopo averci consegnato la tua Legge,
Tu non ci avessi fatto entrare in Israele
dayenu, dayenu Adonai,
ci sarebbe bastato, Signore.

 

 

Dayenu, ci sarebbe bastato, canto di Pesah risale ad oltre mille anni fa. Già nell’IX secolo il canto risultava inserito nella Haggadah di Rav Amram, che fu Gaon cioè Capo dell’Accademia Talmudica di Sura, nei pressi di Babilonia. Si ringrazia HaShem (il Nome) per tutto quello che ci ha dato, più di quello che ci sarebbe bastato.

 

cinque-luzzati

 

Pesah è una festa ebraica, impropriamente tradotta con “Pasqua ebraica”. Il nome significa “passaggio” e ricorda il passaggio dalla schiavitù del popolo ebraico in Egitto alla libertà nel deserto. Significa anche il “passare oltre” dell’angelo della morte che risparmiò gli ebrei e colpì i primogeniti egiziani. La festa dura sette giorni, durante i quali non si mangia pane lievitato ma le mazot, un pane sottilissimo, simile a un cracker, non lievitato. Perché durante la fuga dall’Egitto e la peregrinazione nel deserto, non c’era modo né tempo di cuocere pane lievitato. Tutti i cibi a base di farina sono evitati, anche la pasta quindi, per l’effetto auto-lievitante che ha la farina a contatto con l’acqua.

 

hqdefault

 

La prima notte di Pesah (il nuovo giorno per il calendario ebraico comincia al tramonto), a cena, si segue il seder, l’ordine, con il quale i piatti simbolici sono portati in tavola. Il piatto del seder è di solito decorato ed ha dipinti tutti i principali simboli della festa. Al centro sono poste tre Matzot per ricordare la concitata e precipitosa fuga dall’Egitto. Attorno, nell’ordine, vi sono il karpas, solitamente un gambo di sedano che ricorda la corrispondenza della festività di Pesach con la primavera e la mietitura che, in epoca antica, era essa stessa occasione di festeggiamento; le “maror” o erbe amare che rappresentano la durezza della schiavitù; una zampa arrostita di capretto chiamata zeru’a, rappresenta l’agnello pasquale che gli ebrei sacrificarono nella notte della morte dei primogeniti egiziani; un uovo sodo, beitza, in ricordo del lutto per la distruzione del Tempio; infine una sorta di marmellata preparata con mele, datteri, mandorle, prugne, noci e, spesso, vino, chiamata “Haroset” che rappresenta la malta usata dagli ebrei durante la schiavitù per la costruzione delle città di Pit’om e Ramses. Oltre ad una prima Maror, alcuni, specie nell’uso italiano, aggiungono una seconda insalata, conosciuta come lattuga.

 

images

 

E Dayenu non può mancare. Nonostante sia di una semplicità disarmante è buono, buonissimo. Ci vuole brodo di carne dentro il quale spezzettare le mazot e lasciare bollire una mezz’ora. C’è chi aggiunge le mazot a freddo, chi a caldo. Mentre le mazot cuociono, sbattete in una zuppiera 3 uova (per due litri di brodo). Sopra queste uova si versa il brodo bollente con le mazot dentro e si spolvera di cannella macinata.

soup_minestradayenu5_blog

Ci sarebbe bastato!

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...