Hanukkah, un grande miracolo è avvenuto qui

nes gadol hayà po“, “un grande miracolo è avvenuto qui

Hanukkah è la Festa delle Luci, delle candele che si accendono, una ogni sera, per otto sere, finché la Hanukkiah, il candeliere della festa, brilla e riluce davanti alle finestre. L’olio che illumina, l’olio che frigge: è la festa dell’olio.

Hanukkah celebra un fatto storico avvenuto nel periodo seleucida, nel II secolo a.C., quando i sovrani seleucidi, la stirpe che succedette ad Alessandro il Grande e che si stabilì in Siria, cercarono di forzare gli ebrei della terra di Israele ad adottare alcune pratiche contrarie alla legge ebraica. La peggior decisione fu quella decretata da Re Antioco IV, che ordinò la collocazione di una statua nel Tempio Sacro di Gerusalemme e la consacrazione di un altare del Tempio stesso a Zeus.

Nel 167 a.C. gli Ebrei si ribellarono contro il regime seleucida, e tra i leader della rivolta vi erano gli Asmonei o Maccabei, figli del sommo sacerdote Mattatia. Nel 164, sotto la guida di Giuda Maccabeo, la rivolta raggiunse il culmine, con la liberazione di Gerusalemme e del Tempio dal dominio straniero. L’evento è documentato da alcune fonti storiche scritte alla fine del II secolo d.C., diversi decennio dopo la rivolta e, secondo la tradizione ebraica, la festa di Hanukkah venne istituita da Giuda Maccabeo.

La festa dura per 8 giorni, ricordando le celebrazioni di purificazione e ridedicazione del tempio, e il miracolo che, secondo la tradizione, avvenne in quei giorni: quando i Maccabei cercarono l’olio per accendere il candelabro del Tempio, scoprirono che solo un piccolo fiasco era rimasto intatto, e l’olio contenuto in esso, la cui quantità sarebbe stata sufficiente per un solo giorno, continuò miracolosamente a bruciare per 8 giorni. Per questo motivo, oltre alla commemorazione della manifestazione di eroismo, viene aggiunto a questa festa un significato di luce contro le tenebre, e per questo Hanukkah viene chiamata anche la Festa delle Luci.

E allora, che olio sia! Otto giorni di fritto dolce e salato. Per esempio i sufganiot.

Sufganiot (ciambelle fritte di Hanukkah)

Ingredienti:

  • 1kg di farina 00
  • 50 grammi di lievito
  • 4 uova
  • 100 grammi di margarina
  • 1 bicchiere d’acqua
  • 1 bustina di vaniglina
  • 2 cucchiai di brandy
  • 6 cucchiai di zucchero

Sciogliete la margarina ed il lievito con dell’acqua tiepida ed iniziate a mischiare tutti gli ingredienti, fate riposare l’impasto per 1 ora, coprendolo con un panno. Successivamente stendete l’impasto facendo una sfoglia alta 5 millimetri, poi prendete un coperchio di un vasetto o se preferite usate un bicchiere capovolto e fate delle forme.

Lasciate riposare le forme ottenute per 1 ora sempre coperte con un panno. Ora preparate una pentola profonda e versate l’olio per friggere. La pentola deve essere profonda circa 15 centimetri e l’olio dovra essere abbondante. Accendete la fiamma e per vedere se l’olio ha raggiunto la giusta temperatura schizzate dentro un pizzico di farina (non usate l’acqua) se frigge subito è il momento giusto. Gettate all’interno della pentola 2 o 3 forme per volta e giratele.

Preparate un vassoio per le Sufganiot e spolverateci dello zucchero, una volta tirate fuori le vostre ciambelle scolatele e ruotatele calde nel vassoio. Perché la margarina e non il burro? Perché così se mangiate carne nello stesso pasto, non contravverrete alla regola che impone di non mescolare carne e prodotti del latte.

Poi le latkes:

Latkes 

Ingredienti

1kg di patate lesse | 1 cipolla di medie dimensioni | 1 uovo sbattuto | 3-4 cucchiaini di farina o di matzah grattugiata (pane azzimo grattato) | sale e pepe di aggiustamento | olio vegetale da frittura

Preparazione

  1. Pelate le patate lesse e tuffatele nell’acqua fredda. Frullate o schiacciate le patate e sminuzzate le cipolle. Scolatele e assorbite l’acqua il più possibile.
  2.  Miscelate le patate e le cipolle alla farina (o al pan grattato). Aggiungete l’uovo ed aggiustate di sale e pepe.
  3. Riscaldate l’olio da frittura in una padella antiaderente. Tuffate l’equivalente di un paio di cucchiai di mistura nell’olio bollente. Dopo qualche secondo schiacciare la polpetta per formare una frittellina schiacciata.
  4. Friggere fino alla doratura per qualche minuto. Rovesciatele e cuocete anche l’altro lato. Scolatele e mettetele ad asciugare su un piatto foderato di carta assorbente.
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Rosso

 Oda al Tomate

La calle se llenó de tomates, mediodia, verano,

la luz se parte en dos mitades de tomate,

corre por las calles el jugo.

En diciembre se desata el tomate, invade las cocinas,

entra por los almuerzos, se sienta  reposado en los aparadores,

entre los vasos, las matequilleras, los saleros azules.

Tiene luz propia, majestad benigna.

Devemos, por desgracia, asesinarlo: se hunde el cuchillo en su pulpa viviente,

es una roja viscera, un sol fresco, profundo, inagotable,

llena las ensaladas de Chile, se casa alegremente con la clara cebolla,

y para celebrarlo se deja caer aceite,

hijo esencial del olivo, sobre sus hemisferios entreabiertos,

agrega la pimienta su fragancia, la sal su magnetismo:

son las bodas del día el perejil levanta banderines, las papas hierven vigorosamente, el asado golpea

con su aroma en la puerta,

es hora! vamos! y sobre la mesa, en la cintura del verano,

el tomate, aastro de tierra, estrella repetida y fecunda,

nos muestra sus circunvoluciones, sus canales, la insigne plenitud y la abundancia

sin hueso sin coraza, sin escamas ni espinas, nos entrega

el regalo de su color fogoso y la totalidad de su frescura.

(P. Neruda, Odas Elementales)

 

 

Ode al Pomodoro

La strada si riempì di pomodori, mezzogiorno, estate,

la luce si divide in due metà di un pomodoro,

scorre per le strade il succo.

In dicembre senza pausa il pomodoro, invade le cucine,

entra per i pranzi, si siede riposato nelle credenze, tra i bicchieri,

le matequilleras, la saliere azzurre.

Emana una luce propria, maestà benigna.

Dobbiamo, purtroppo, assassinarlo: affonda il coltello nella sua polpa vivente,

è una rossa viscera, un sole fresco, profondo, inesauribile,

riempie le insalate del Cile,

si sposa allegramente con la chiara cipolla,

e per festeggiare si lascia cadere l’olio, figlio essenziale dell’ulivo,

sui suoi emisferi socchiusi, si aggiunge il pepe la sua fragranza,

il sale il suo magnetismo: sono le nozze del giorno

il prezzemolo issa la bandiera,

le patate bollono vigorosamente,

l’arrosto colpisce con il suo aroma la porta,

è ora! andiamo!

e sopra il tavolo, nel mezzo dell’estate,

il pomodoro, astro della terra, stella ricorrente e feconda,

ci mostra le sue circonvoluzioni, i suoi canali, l’insigne pienezza

e l’abbondanza senza ossa, senza corazza, senza squame né spine,

ci offre il dono del suo colore focoso e la totalità della sua freschezza.

Pellegrino Artusi era romagnolo, la sua ricetta della Pappa al Pomodoro utilizza l’aglio e così si fa a Pisa. Ma a Livorno si mette la cipolla che sempre si sposa con il pomodoro e chiede il basilico. La Pappa al Pomodoro, modo ottimo di utilizzare il pane raffermo avanzato, è un mangiare delizioso, estivo, allegro, da consumare in compagnia. E’ buona calda ed è ottima fredda. Il pane deve essere tagliato fine, che si possa sciogliere alla prima girata di mestolo e conservi  la sua “collosità”.

Ci vuole una bella salsa, fatta con un chilo di pomodori maturi, buoni i San Marzano, meglio i Pisanelli rugosi. Triti la cipolla nell’olio d’oliva extra vergine e la fai appassire piano piano. I pomodori li tuffi nell’acqua bollente, li spelli e li fai a pezzettini. Li aggiungi alla cipolla, ci metti sale e pepe e ci spezzetti qualche foglia di basilico profumato. Abbassi il fuoco e lasci che i pomodori si sfacciano. Non ti ci vorrà molto. Aggiungi il pane, tre o quattrocento grammi, tagliato a fettine finissime.

Lo giri un pò che si imbeva il pane ben bene di sugo. Ci versi sopra un litro di brodo vegetale che è meglio dell’acqua, ma deve essere bollente. Aspetti che riprenda il bollore, spengi e copri. Aspetti un’ora o anche meno e dai un’energica girata con il mestolo di legno. Quando la porti in tavola è tiepida e se ci spezzetti ancora qualche foglia di basilico e ci gratti un po’ di parmigiano, sei a posto. Se ti avanza, la mangi l’indomani, perché la Pappa al Pomodoro più riposa e più è buona.