Il mio grosso, grasso matrimonio greco

“Zia, Ian è vegetariano. Lui non mangia carne. Lui non mangia carne?! No, lui non mangia carne. Come sarebbe a dire che non mangia carne? Oh, non fa niente: ti faccio l’agnello!”

Tula Portokalos è americana, è goffa, porta gli occhiali, non è fidanzata, lavora nel ristorante di famiglia e aspetta il futuro senza troppa speranza. Ma Tula è soprattutto greca! Greca in una famiglia nella quale la “grecità” racchiude tutto quanto valga la pena di essere vissuto. Mangia mussaka all’ora di ricreazione a scuola, mentre le sue compagne di classe scartano i loro educati sandwiches. Sua nonna veste di nero, non parla una parola di inglese e scappa per tutto il vicinato, urlando che i Turchi la vogliono rapire; suo padre ha un’enorme bandiera greca dipinta sulla porta del garage. “Ricordati che sei Greca” è il leit motiv della sua esistenza.

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E, sorprendentemente, Tula si innamora, ricambiata, di un americano che greco non è! E rivoluziona la famiglia, la sua e quella del suo futuro marito. I suoceri di Tula sono quanto di più normale si possa immaginare di una normale, borghese, coppia di americani. Si trovano catapultati in un mondo di gente che gesticola, che grida, che balla, che si bacia, che beve ouzo, che mangia a quattro palmenti.

Portano, al loro incontro con questa famiglia bizzarra, una torta. Un ciambellone, un Bundt, tradotto erroneamente nella versione italiana del film con “cassata”. La madre di Tula che non l’ha visto mai, non sapendo di che cosa si tratti, vedendo un buco nel centro pensa di utilizzarlo come porta vaso di fiori.

 

Nia Vardalos è perfetta nel suo ruolo: la sua esperienza di immigrata greca in America è stata proprio simile a quella raccontata nel film. Si fa voler bene!

 

Il Bundt

4 uova/ 20 cucchiai di zucchero/ 25 cucchiai di farina/ vanillina/ 1 bicchiere di olio di semi/ 1 bicchiere e 1/2 di latte/ 1 bustina di lievito

Sbattere le uova con lo zucchero per qualche minuto. Aggiungere il latte, l’olio, la vanillina e mescolare. Aggiungere per ultimo la farina e il lievito. Mettere il composto in una teglia imburrata e infarinata e cuocere a forno preriscaldato a 180° per 40 minuti.

Un tocco di zenzero

“Il pepe… è piccante e brucia, proprio come il sole. “Il sale… va aggiunto nelle dosi necessarie per insaporire la vita di ognuno. La cannella… è dolce amara, proprio come una donna. La vita, come il cibo, richiede sale… Sapori dolci e speziati possono essere mescolati in diverse maniere: combinati assumono sfumature particolari impossibili da trovare se usati da soli.”

 

Cucina politica” è diventato in italiano “Un tocco di zenzero”. E’ un film che assume come valori fondanti quelli della cucina come metafora della vita. Il cibo e la cucina sono il veicolo tramite il quale raccontare l’amore di una gente per la propria terra, per i propri valori. La famiglia di Fanis si trova nella difficile situazione di essere una famiglia greca di Costantinopoli, quando i rapporti tra Turchia e Grecia sono tutt’altro che buoni. Il piccolo Fanis è costretto a emigrare, ma anche una volta grande il filo invisibile che lo lega alla sua terra, ma soprattutto al suo amato nonno Vassilis, mai più rivisto dall’epoca dell’espatrio, rimane saldo nel suo cuore e, verrebbe da dire, nelle sue papille gustative.

Fanis un giorno aggiunge un bel tocco di zenzero, nelle keftedes, le polpette di carne greche:

Keftedes  quelle originali, senza zenzero

300 gr. di carne manzo tritata/ 1 fetta di pane/ ½ bicchierino di ouzo/ 1 cipolla/ 1 uovo/ 1 mazzetto di menta/ 1 spicchio d’aglio/ ½ cucchiaino di origano/ Olio extravergine d’oliva/ Farina q.b./ Sale q.b./ Pepe q.b.

Togliete la crosta al pane e tagliatelo a dadini, raccoglietelo in una ciotola e irroratelo con l’ouzo. Fate rassodare l’uovo. Scaldate un pò di olio in una padella, aggiungete la cipolla affettata finemente e fatela imbiondire. Trasferite in una terrina e unitevi il pane ammollato e ben strizzato, la carne tritata, l’uovo sbriciolato, la menta sminuzzata, l’aglio passato nello schiaccia aglio, l’origano, il sale e il pepe.

Formate quindi delle polpettine rotonde, del diametro di circa tre centimetri, rigiratele nella farina e cuocetele in abbondante olio bollente per dieci minuti, rigirandole un paio di volte. Disponetele su un piatto da portata e servitele ancora calde.

E quelle di Fanis:

La mollica di una michetta, intrisa nel latte tiepido e ben strizzata/ 500 g di carne tritata/un cucchiaio di menta tritata/ 1 cipolla piccola tritata/ 1 spicchio di aglio tritato/ 1 cucchiaino di origano/ 1 cucchiaio aceto di vino bianco/ 1 uovo/ 1 pizzico di noce moscata/ 1 buon pizzico di zenzero/ sale e pepe q.b./ farina q.b./ olio di oliva per friggere/

Mescolate bene la carne tritata con il resto degli ingredienti. Formate delle polpette tonde e non molto grandi che passerete nel pane grattato. In una padella abbastanza grande riscaldate l’olio e fate cuocere la carne a fuoco non troppo forte girando un paio di volte. Quando sono belle dorate, adagiatele su della carta assorbente in modo di togliere l’unto in eccesso. Sono ottime mangiate fredde accompagnata dallo tzatziki.